NANNINI, UNA STORIA LUNG AUN SECOLO

LA STORIA DELLA FAMIGLIA NANNINI

Nel 2010 il marchio “Nannini” ha festeggiato il centenario; un lungo cammino contrassegnato da numerosissimi successi.
Dall'inizio del secolo scorso, difficile non accostare Siena a questa incredibile, versatile dinastia. Nelle manifestazioni più importanti, i suoi esponenti sono stati sempre presenti, determinanti, apportando idee, dinamismo, novità. Non solo dolci, ma sport, palio, spettacolo. I Nannini sono così, pronti a stupire nei momenti favorevoli, a rilanciare in quelli difficili, costantemente in prima linea, senza paura.

Fu Guido l'antesignano di questa storia, già allora, ad inizio secolo, questo personaggio mostrò di possedere una visione della vita da uomo moderno, lungimirante e concreto. Nato nel 1886 a Castagnoli in Chianti, comune di Gaiole, già da ragazzo sentiva che quel mondo gli andava stretto e disegnava un futuro diverso da quello che gli si prospettava.
Aveva innata la vocazione commerciale e certo l'ambizione non gli mancava. Decise di mettersi in proprio, nel 1902, a soli sedici anni! Con una cassettiera di legno ed una bicicletta cominciò a girare i mercati della zona, vendendo di tutto, lacci, bottoni, aghi, persino stracci, come usava allora. Non erano ancora i dolci pregiati che lo avrebbero reso famoso, ma articoli necessari e difficili da reperire, soprattutto in campagna, perciò ugualmente richiesti ed apprezzati.

Faceva affari, con grande sacrificio e volontà, sognando di realizzare qualcosa di importante, in città dove le occasioni erano più numerose ed i guadagni maggiori. Decise di uscire dall'ambiente ristretto di paese ed emigrò a Carrara, dove iniziò a lavorare come cameriere. Non contento si spostò a Genova dove, a contatto con una realtà più grande e ricca di occasioni, acquisì nuove esperienze e completò la sua formazione nel settore commerciale. Giovanissimo fu già in grado di dirigere una pasticceria a Chiavari ed un importante locale a Milano. Tornò in Toscana con un bagaglio di conoscenze notevolissimo. La sua tenacia gli consentì di ottenere, in brevissimo tempo, due importanti incarichi a Siena. Prima diresse la Pasticceria Mosca in via Trieste, poi il mitico Caffè Greco in via di Città, davanti alle Logge della Mercanzia o Casin de' Nobili, punto di incontro di tutti i senesi.

Come succede agli audaci, la sorte fu benevola con Guido facendogli incontrare alcuni brasiliani di passaggio che gli parlarono della lavorazione del caffé, un' arte assai poco conosciuta a quel tempo, ma assai diffusa nel loro paese. Non si lasciò sfuggire l'occasione di essere fra i primi, nella zona, ad imparare tecniche e segreti di questa particolare attività che, con il tempo, gli sarebbe tornata molto utile. Abbandonata la carriera direttiva, con grande tempismo, ottenne una patente per vendita di “privative” che gli consentì di aprire a Siena, in un fondo di via Garibaldi, una rivendita di tabacchi. Era il 1909, aveva poco più di vent'anni. Con il suo proverbiale “fiuto” scoprì, poco dopo, che a Milano, in Via Parini, un certo Desiderio Pavoni conduceva una piccola officina dove produceva una macchina a vapore per caffè. Guido Nannini, intuito l'affare, comprò una di queste macchine per il suo locale, iniziando anche l'attività di bar. Fu il primo, in città, a sostituire la vecchia caffettiera con una macchina rivoluzionaria che produceva una bevanda talmente gradevole da conquistare, in breve tempo, una fitta schiera di estimatori. Iniziò la scalata verso il successo e la notorietà. Questo innovativo locale, che figura nella guida-almanacco senese “Il Mangia” del 1911, venne chiamato “Bar Ideale”.

Nella sua mente il Bar Ideale era soltanto un punto di partenza verso obbiettivi più ambiziosi. Negli anni che vanno dal 1915 al 1920 Guido Nannini riuscì ad imprimere alle sue attività un forte impulso, gettando le basi per la “colonizzazione” del centro storico e la nascita dei locali più importanti. Già nel 1919 aveva iniziato l'esercizio di bar e commestibili nel negozio “Gran Bar-La Conca d'Oro”, situato nella centralissima piazza Umberto I, oggi piazza Matteotti, nella porzione di fabbricato di sua proprietà posto all'angolo con via del Paradiso. Nel locale iniziò ad occuparsi anche della torrefazione del caffè, memore dell'arte appresa, quasi per caso, da quei sudamericani di passaggio. Anche in questo caso fu un pioniere assoluto in città. Vi aggiunse, nel 1922, l'esercizio di fiaschetteria, dopo aver ceduto il “Bar Ideale”.
Nel 1930 ottenne la licenza di “fabbrica di liquori e pasticceria” per un fondo di proprietà in via del Paradiso. Da qui prese finalmente inizio quell'attività dolciaria che culminò, in seguito, nella produzione dei dolci tipici di Siena, che avrebbero reso il marchio Nannini famoso nel mondo.

Erano passati soltanto vent'anni da quando Guido Nannini era giunto in città dal borgo natio di Castagnoli per cercare fortuna ed era già diventato un imprenditore di grande spessore, una vera istituzione. Pur conservando la sua tradizionale modestia e l'immagine di uomo schietto e schivo, da vero romantico continuò a dar prova di attaccamento al lavoro e di grande fiducia nelle umane possibilità. Con determinazione e senso pratico perseguì l'ultimo, importante obbiettivo strategico della sua impresa: conquistare il cuore pulsante della città, aprire una finestra sulla via Trieste, quella che ora si chiama Banchi di Sopra, il luogo di ritrovo per eccellenza.
Senza questo sbocco ai negozi Nannini sarebbe mancata la consacrazione, quella di salotto buono della città. Ancora una volta l'imprenditore seppe cogliere al volo l'occasione giusta, prima degli altri, come sempre. Venne a sapere che su quell'importante arteria era in vendita un esercizio di commestibili, per sopravvenute difficoltà del proprietario. Con una transazione lampo Guido riuscì a rilevare licenza e locale, situato proprio nel punto più strategico di via Trieste, a due passi da piazza del Campo. Con altrettanta rapidità ottenne l'autorizzazione a dotarlo di una grande insegna luminosa e della reclame del Panettone Motta. Diverrà il bar “Conca d'Oro” per antonomasia.
Non contento, l'inesauribile Guido acquistò un altro negozio di commestibili, vini e liquori in via dei Termini, completando la programmata “occupazione” del centro storico.

Negli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale, Guido Nannini si limitò a riorganizzare e consolidare le sue molteplici attività, coinvolgendo anche il figlio Aldo, nato nel 1911 a Gaiole in Chianti dal matrimonio con la compaesana Gisella Chini, perciò già maturo per affiancare il genitore.

Danilo, nato a Siena nel 1921 dal secondo matrimonio del padre con Cesira Bianchi, dopo la morte di Gisella nel 1913, fu ben presto inserito nell' attività familiare.
Nel 1944 l'azienda fu così divisa, formalmente, tra i due fratelli.
Decisero di dividersi le mansioni, occupandosi ciascuno di uno dei due bar. Danilo dette subito prova di grande dinamismo e abilità. Somigliava al padre per intuito e intraprendenza. Diverrà l'anima della Ditta Nannini, l'artefice principale della diffusione internazionale del marchio. Inizialmente si accollò la gestione del negozio in Banchi di Sopra, ovvero della “Conca d'Oro”, il ritrovo cittadino più prestigioso, l'emblema stessa della pasticceria senese, insieme all'altro locale in piazza Matteotti, ormai conosciuto come bar “La Posta”. Intere schiere di cittadini sono passate da questi ritrovi storici, caratterizzati da grande confort, splendida organizzazione, ottima accoglienza e, soprattutto, dalla bontà dei loro prodotti. Quando nel 1948 ebbe inizio la produzione di panforti, ricciarelli e degli altri dolci tipici, nel laboratorio di via del Paradiso, sotto l'impulso di Danilo e nonostante lo scetticismo di Guido, il favore del pubblico fu immediato. Furono subito richiestissimi sul mercato. Non trovarono ostacoli da parte della concorrenza perché mantennero sempre intatta la caratteristica di manufatti artigianali, minuziosamente curati nei dettagli e fedeli alle antiche ricette. Questo è sempre stato il segreto dei Nannini: saper coniugare innovazione e tradizione, battere gli altri sulla specializzazione e sull' alta qualità dei prodotti. Nessuno, a Siena, ha saputo fare meglio.

Nel 1950 acquistarono la ex Pasticceria Martelli in piazza Salimbeni, altro strategico ritrovo cittadino, davanti alla sede storica del Monte dei Paschi.
Nel 1957 si fece rappresentare a Cannes da Danilo al ricevimento ufficiale offerto dalla Unitalia film, l'Ente incaricato di far conoscere la produzione cinematografica italiana all'estero. L'occasione fu particolarmente importante perché, quell'anno, aveva trionfato il film italiano “Le notti di Cabiria”, di Federico Fellini. Il ricevimento fu sontuoso. Vi parteciparono 1620 invitati di tutte le nazionalità. Furono offerti i migliori prodotti italiani, fra cui i dolci tardizionali senesi che il Comm. Guido Nannini e il figlio Danilo avevano fatto preparare appositamente per l'evento. Il gesto fu particolarmente apprezzato e panforti e ricciarelli riscossero un successo straordinario. I Nannini non solo ottennero attestati di stima e simpatia, ma sopratutto una citazione sulla stampa internazionale che fece conoscere, per la prima volta, questo marchio in ogni parte del mondo. Guido volle stupire ancora, per l'ultima volta: introdusse per primo l'uso del forno elettrico per pasticceria e offrì al pubblico una sontuosa, riservata sala da thè. Il 19 gennaio del 1963 moriva a Siena nella sua abitazione.

I due figli, Aldo e Danilo, si divisero la gestione dell' azienda. Il primo continuò ad occuparsi del Bar “La Posta” in piazza Matteotti, confermandosi un ottimo amministratore, dal carattere tranquillo e misurato, più propenso a concentrarsi sulle attività familiari esistenti che ad avventurarsi in nuove. Danilo, al contrario, era uomo di grandi iniziative, dal temperamento instancabile ed ambizioso, estroverso e lungimirante. Come Guido aveva innato il senso degli affari, sapeva intervenire sempre al momento opportuno, prima degli altri. Gli piaceva il rischio, non aveva timore ad affrontare le situazioni più complicate, sicuro di trarne comunque vantaggio. Divenne l'erede naturale del padre, sempre pronto a cogliere le occasioni, ad apportare novità, con un preciso obbiettivo da raggiungere: trasformare l'azienda da familiare a pasticceria industriale. Aveva spiccate attitudini a intessere relazioni, partecipare attivamente alla vita sociale, da protagonista. Il suo nome, ben presto, aveva sostituito Guido nella considerazione e nel cuore dei concittadini. Per ben diciotto anni era stato Presidente della squadra di calcio A.C. Siena.

In suo ricordo, la tribuna coperta dello Stadio Comunale è stata recentemente intitolata a questo straordinario personaggio. Ma Danilo riuscì a stupire anche in ambito contradaiolo. Per ben due volte fu Priore vittorioso nella sua contrada, la Civetta, negli anni 1960 e 1976, rimanendo per sempre fra gli eletti del popolo del Castellare. Il suo mito è impreziosito anche da un'epica partecipazione alle Mille Miglia automobilistica di metà novecento, preludio alle ben note gesta che il figlio Alessandro, tanti anni dopo, avrebbe compiuto nelle “Gran Turismo” e in “Formula Uno”. Alla morte del padre, Danilo Nannini, o semplicemente il “Dottore” come affettuosamente lo chiamavano, decise di dare una svolta all'attività dolciaria. Aveva intuito che solo potenziando ed organizzando a livello industriale la produzione, il marchio avrebbe potuto competere con le altre aziende locali del settore che si stavano concentrando, assumendo dimensioni notevoli. Nel 1972 acquistò, disgiuntamente da Aldo, la nota fabbrica di panforte “La Senese” La figlia Gianna, allora appena quindicenne, prima di diventare la star che tutti sappiamo, fu chiamata dal padre a cimentarsi come lavorante all'interno della fabbrica: giusto il tempo di lasciare due falangi della mano in una impastatrice!

Il “Dottore” ebbe un'altra geniale intuizione: trasferì negli ampi laboratori di viale Toselli anche la produzione di pasticceria fresca, lasciando ai bar “Nannini” solo una ridottissima attività artigianale, limitata ai prodotti di più immediato consumo, che mantennero un altissimo livello qualitativo. In tal modo anche il “fresco” fu prodotto su scala industrale e venduto all'ingrosso a gran parte dei locali di Siena e provincia, ivi compresi i negozi Nannini.